Pantelleria, Sicilia

Situata nel canale di Sicilia, Pantelleria ha coste frastagliate,
ricche di insenature e di grotte, ed è a tratti coperta di pinete, con un
paesaggio che è ora verde e rigoglioso, ora arido e selvaggio. Il cratere della
Montagna Grande, la massima elevazione dell'isola con i suoi 836 m, è circondato
da piccoli crateri vulcanici secondari ("cuddie"); altri fenomeni vulcanici
presenti nell'isola sono le emissioni di vapore bollente che fuoriescono da
spaccature nel terreno ("favare"), le grotte naturali con emissioni di vapore
("stufe"), le pozze d'acqua salmastra ("buvire"), le sorgenti termali ("caldarelle"),
e le esalazioni di anidride carbonica ("mofette").
Laghetto di Venere
Amministrativamente è inclusa nella
provincia di Trapani. Pantelleria, che è la quinta isola italiana per
superficie, si estende per 83 km² e conta 7.484 abitanti (1996). Di origine
vulcanica, formata da trachiti e basalti, è quasi interamente montuosa, con vari
crateri, le cosiddette "cuddie"; l'ultima eruzione fu registrata nel 1891, ma
frequenti sono i terremoti ed elevata è la presenza di manifestazioni di
vulcanismo secondario: sorgenti termali, fumarole, soffioni. Culmina negli 836 m
della Montagna Grande.
Le attività economiche principali sono l'agricoltura (uve pregiate, olivi,
ortaggi), che viene abilmente praticata su terreni terrazzati, la pesca, la
pastorizia e, in crescente misura, il turismo. Il centro principale è l'omonima
Pantelleria, situata alle falde del monte Sant'Elmo, in un'insenatura della
costa settentrionale, servita da un porto e un aeroporto. Interessante è
l'architettura locale, in particolar modo i cosiddetti "dammusi", abitazioni in
pietra a pianta quadrata, con copertura a volta, di evidente derivazione araba.
Abitata sin da epoche antichissime, come attesta una necropoli preistorica, a
causa della sua posizione strategica Pantelleria subì varie dominazioni. Fu
colonia fenicia, poi colonia greca col nome di Corcyra, colonia cartaginesi e
infine possesso romano, nel 217 a.C. (vedi Guerre puniche). Alla caduta
dell'impero romano la occuparono successivamente i vandali, i bizantini, i
normanni, gli aragonesi; fu più volte saccheggiata dai corsari arabi e turchi.

Pianta di cappero
I capperi, comunemente usati in cucina per insaporire le pietanze, non sono altro che le gemme ancora chiuse dei fiori di una pianta arbustiva tipica del bacino del Mediterraneo. Se lasciate sulla pianta, le gemme producono grandi fiori a petali bianchi, muniti di numerosissimi stami violetti. Le foglie, piccole e carnose, sono disposte in modo alterno lungo il fusto.